Dominanza: serve al nostro cane?

Dominanza: È questo che serve al nostro cane?
E’ l’opinione più diffusa in cinofilia, tanto tra gli addetti ai lavori che tra i semplici proprietari: Il cane, come il suo progenitore lupo, è un animale da branco ed in quanto tale necessita di gerarchie.
Per convivere serenamente con lui è quindi necessario comportarsi come un Capobranco.
Ugualmente diffusa è la convinzione che essere un capobranco significhi imporsi, spesso con la forza, chiarire “chi comanda”, essere autoritari e avere regole ferree.
Il cane che mal si adatta a queste pretese, o che si azzarda ad avere comportamenti insoliti o semplicemente accede a qualche nostra risorsa importante (la casa, il divano, la camera da letto) ha uno ed un solo problema: è Dominante, non ci riconosce lo status di capobranco e bisogna porre immediatamente rimedio a questa cosa per scongiurare inenarrabili guai futuri. Il proprietario del cane si trova così a vivere un momento di grande sconforto. Se c’è un ruolo da comandante in gioco è davvero triste l’idea che questo ruolo non sia nostro. E perché mai a soffiarcelo dovrebbe essere proprio un cane? Se siete tra quelli che non sono conosciuti come dominanti, che stanno cercando una via per guadagnarsi le stellette da generale non temete: queste teorie sono non solo sorpassate ma anche sbagliate.
Iniziamo mettendo subito una cosa in chiaro: Il cane non è un lupo. Sembra una cosa ovvia scritta così ma è necessario togliere ogni dubbio a riguardo perché trattare un cane come un cucciolo di lupo equivale a trattarlo come un cucciolo di uomo ovvero significa non sapere chi sia l’animale con il quale condividiamo la nostra vita.
E’ vero. Il progenitore del cane è il lupo. Così come è vero che noi discendiamo dalle scimmie. Eppure nessun padre o nessuna madre andrebbe a studiare il comportamento dei primati per educare il proprio figlio.
Il lupo è un animale incoercibile, impossibile da addomesticare. Non conosco nessuno che ci sia riuscito, che giri con un lupo al guinzaglio, che sia riuscito ad insegnargli stupidate come dare la zampa o un qualcosa da poter esibire in un circo. Il suo periodo critico di socializzazione oltre al quale familiarizzare con lui diventa estremamente difficile termina quando il cucciolo ha 19 giorni. Non si può rendere domestico.
Non lo può fare un uomo ora, non lo fece un uomo in passato. Quello che sappiamo da tempo è che attraverso la nascita dei villaggi alcuni lupi iniziarono a vivere in prossimità dell’uomo avviando un processo evolutivo di autoaddomesticamento che li portò a cambiare. Cambiarono non solo nell’aspetto e nella forma ma anche nel carattere e nelle loro “regole sociali” perdendo di fatto la naturale predisposizione alla vita in branco.
Non è semplice spiegare in poche righe il perché ma qui potremmo semplicemente dire che in natura qualsiasi comportamento dev’essere conveniente. Un branco è conveniente per un predatore. Non lo è per un animale che si ciba di rifiuti ai bordi di un villaggio. Quello che era conveniente nella caccia diventò sconveniente quando si trattava di spartire. L’interazione con l’uomo avvenne solo dopo.
Se questo non bastasse c’è dell’altro. Da ormai più di cinquant’anni i lupi sono stati osservati nel loro ambiente naturale ed ogni studio fatto conferma l’idea che il capobranco non sia un individuo che si impone con la forza. Al contrario è un lupo saggio, che sa tenere il branco in armonia, che si preoccupa di evitare o sedare conflitti, che sa guidare i propri compagni verso luoghi sicuri e che si fa rispettare attraverso il modo in cui si comporta. Non attraverso la potenza dei suoi muscoli.
Non comportatevi come un capobranco impositivo con il vostro cane. Semplicemente non capirebbe cosa state facendo. Avrebbe solo paura. Educare e convivere con un cane richiede qualcosa di più difficile della voce grossa. Significa conoscere il nostro compagno a quattro zampe, essere buoni mediatori delle sue esperienze e accompagnarlo nella crescita con serenità e sicurezza.
Un vero leader non alza mai la voce. Non si impone. Non usa la forza. Semplicemente perché non ne ha bisogno.